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Club Collezionisti Cime dell'Appennino

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Redazione Club2000m

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Martedì, 12 Gennaio 2010 08:03

Perché l'elenco è stato cambiato

Perché abbiamo cambiato l'elenco delle cime dell'Appennino oltre i 2000 m

La pubblicazione dell’elenco delle cime superiori ai 2000m dell’Appennino, sia sul volume di Alberto Osti I 2000 dell’Appennino, ed. Il Lupo 2010, sia sul sito del Club 2000m (www.club2000m.it), ha suscitato grande interesse ed una gran voglia di contribuire a raffinare l’elenco. I soci registrati del Club 2000m hanno abbondantemente superato i 600 e continuano stabilmente a crescere, confermando la validità dell’obiettivo originariamente prefissato di sviluppare la conoscenza e la frequentazione dell’Appennino.

Molti di costoro hanno fatto pervenire commenti, suggerimenti, o segnalato quelli che, secondo loro, erano errori materiali (di altitudine, di denominazione locale, o di opportunità di includere od escludere un oggetto geografico dall’elenco).

Le osservazioni, condivise, hanno generato un dibattito molto vivace. Da qui è emersa la necessità di una revisione dell’elenco proposto. Questo era comunque un work in progress, vista la novità dell’iniziativa e la difficoltà di un censimento basato inizialmente in parte solo su dati cartografici (IGM e non), non sempre disponibili con l’accuratezza metrica necessaria per le quote di elevazioni e selle, o viziate occasionalmente da piccoli errori. Le verifiche e le misurazioni effettuate nel frattempo dai proponenti indicavano la necessità della revisione di  

Per raggiungere un consenso condiviso sull’elenco si è deciso di costituire una commissione che coinvolgesse, oltre al direttivo del Club 2000m, promotore dell’iniziativa, anche esperti dei CAI locali (Avezzano, Frosinone, L’Aquila, Lanciano/Chieti, Rieti, Roma, Palestrina, Pietracamela, per citare solo i principali tra quelli coinvolti), considerati i migliori conoscitori delle montagne della propria zona.

Nel corso dei lavori sono stati interpellati esperti  di aree specifiche e studiosi  della toponomastica centro italica, quali: Luigi Ferranti, (Dipartimento di Scienze della Terra, dell'Ambiente e delle Risorse - Università di Napoli) autore di  Appennino Meridionale - Campania, Basilicata, Calabria, TCI-CAI 2010, e Antonio Sciarretta (cattedra presso IFP energie nouvelles, Paris e lettore presso ETH Zurich), autore di Toponomastica d'Italia: Nomi di luoghi, storie di popoli antichi, Mursia 2010; “La toponomastica”, in Guida turistica della Comunità montana Campo Imperatore e Altopiano di Navelli, ed. Menabò 2000; “Toponomastica della riserva naturale Monte Genzana ed Alto Gizio”, 2000; “Toponomastica del versante aquilano del Gran Sasso: la montagna di San Franco, la montagna della Ienca ed il Pizzo di Camarda, la montagna di Assergi, la montagna di Filetto”, Bollettino del CAI dell'Aquila 1995-1999; Toponomastica della Maiella orientale, ed. Menabò 1997.

La Società Geografica Italiana ha dato un importante contributo metodologico, esigendo che i criteri utilizzati fossero il più possibile scientifici, oggettivi.

Le indicazioni ricevute sono che la prominenza è il criterio più oggettivo, ma anche una denominazione storicamente nota ha una sua valenza importante. Hanno sottolineato a lungo che per identificare una cima è importante una storia, che non è possibile utilizzare criteri ad hoc o basati su eventi molto recenti, che potrebbero apparire a terzi come strumentali. Considerano ragionevole accettare una denominazione diffusa localmente, purché non da un singolo individuo, ma di uso comune almeno in un paese alla base della montagna in questione.Considerano accettabile un criterio oggettivo come la distanza, ma insufficiente come tale, in assenza di un minimo di prominenza.

 

Nel corso dei lavori si sono consultate varie pubblicazioni storiche presenti nella ricca biblioteca del CAI di Roma.

Contemporaneamente si sono effettuate le misurazioni delle quote non esplicitamente indicate nelle cartine IGM e  misurate sul terreno le distanze tra punti geografici eventualmente caratterizzabili come cime distinte.

Il contributo degli esperti coinvolti ha portato ad affinare i criteri inizialmente utilizzati per l’individuazione delle cime, ed inoltre, grazie anche alle verifiche effettuate, a migliorare l’elenco, che si presenta ora contemporaneamente pulito di alcuni errori ed imprecisioni, ed arricchito con alcune nuove cime segnalate dagli appassionati e validate dagli esperti.

Spiegazione del cambiamento rispetto all’elenco pubblicato nell’edizione precedente del libro

La pubblicazione dell’elenco delle cime superiori ai 2000m dell’Appennino, sia sul volume di Alberto Osti I 2000 dell’Appennino, ed. Il Lupo 2010, sia sul sito del Club 2000m (www.club2000m.it), ha suscitato grande interesse ed una gran voglia di contribuire a raffinare l’elenco. I soci registrati del Club 2000m hanno abbondantemente superato i 600 e continuano stabilmente a crescere, confermando la validità dell’obiettivo originariamente prefissato di sviluppare la conoscenza e la frequentazione dell’Appennino.

Molti di costoro hanno fatto pervenire commenti, suggerimenti, o segnalato quelli che, secondo loro, erano errori materiali (di altitudine, di denominazione locale, o di opportunità di includere od escludere un oggetto geografico dall’elenco).

Le osservazioni, condivise, hanno generato un dibattito molto vivace. Da qui è emersa la necessità di una revisione dell’elenco proposto. Questo era comunque un work in progress, vista la novità dell’iniziativa e la difficoltà di un censimento basato inizialmente in parte solo su dati cartografici (IGM e non), non sempre disponibili con l’accuratezza metrica necessaria per le quote di elevazioni e selle, o viziate occasionalmente da piccoli errori. Le verifiche e le misurazioni effettuate nel frattempo dai proponenti indicavano la necessità della revisione di  

Per raggiungere un consenso condiviso sull’elenco si è deciso di costituire una commissione che coinvolgesse, oltre al direttivo del Club 2000m, promotore dell’iniziativa, anche esperti dei CAI locali (Avezzano, Frosinone, L’Aquila, Lanciano/Chieti, Rieti, Roma, Palestrina, Pietracamela, per citare solo i principali tra quelli coinvolti), considerati i migliori conoscitori delle montagne della propria zona.

Nel corso dei lavori sono stati interpellati esperti  di aree specifiche e studiosi  della toponomastica centro italica, quali: Luigi Ferranti, (Dipartimento di Scienze della Terra, dell'Ambiente e delle Risorse - Università di Napoli) autore di  Appennino Meridionale - Campania, Basilicata, Calabria, TCI-CAI 2010, e Antonio Sciarretta (cattedra presso IFP energie nouvelles, Paris e lettore presso ETH Zurich), autore di Toponomastica d'Italia: Nomi di luoghi, storie di popoli antichi, Mursia 2010; “La toponomastica”, in Guida turistica della Comunità montana Campo Imperatore e Altopiano di Navelli, ed. Menabò 2000; “Toponomastica della riserva naturale Monte Genzana ed Alto Gizio”, 2000; “Toponomastica del versante aquilano del Gran Sasso: la montagna di San Franco, la montagna della Ienca ed il Pizzo di Camarda, la montagna di Assergi, la montagna di Filetto”, Bollettino del CAI dell'Aquila 1995-1999; Toponomastica della Maiella orientale, ed. Menabò 1997.

Inoltre si sono consultate varie pubblicazioni storiche presenti nella ricca biblioteca del CAI di Roma.

Contemporaneamente si sono effettuate le misurazioni delle quote non esplicitamente indicate nelle cartine IGM e  misurate sul terreno le distanze tra punti geografici eventualmente caratterizzabili come cime distinte.

Il contributo degli esperti coinvolti ha portato ad affinare i criteri inizialmente utilizzati per l’individuazione delle cime, ed inoltre, grazie anche alle verifiche effettuate, a migliorare l’elenco, che si presenta ora contemporaneamente pulito di alcuni errori ed imprecisioni, ed arricchito con alcune nuove cime segnalate dagli appassionati e validate dagli esperti.

Martedì, 12 Gennaio 2010 08:03

Criteri per le cime Rev. 2014

Criteri per l’individuazione delle cime appenniniche di 2000 m e più

La definizione di cima è apparentemente semplice, ma diventa più complesso distinguere tra un semplice rilievo quotato, magari di una lunga cresta senza grandi dislivelli e una vetta che appaia e possa essere considerata come tale a tutti gli effetti.

Per le cime alpine si è giunti solo nel 1994 ad un elenco ufficiale definito dall’UIAA (Unione Internazionale delle Associazioni Alpinistiche). Il lavoro è stato condotto dai responsabili delle guide alpinistiche ufficiali dei tre club alpini dei Paesi che hanno cime di 4000 m sul proprio territorio: Italia, Francia, Svizzera (si veda UIAA-Bulletin Nr. 145 - Marzo 1994).

Per gli Appennini non si è finora pervenuti alla definizione di un elenco ufficiale. In analogia alle Alpi si è definita una quota, arbitraria ma suggestiva, (2000 mt.) come filtro per individuare quelle più significative. Come per le sorelle maggiori delle Alpi, per gli elenchi finora realizzati sono stati usati criteri diversi, di solito non spiegati in modo chiaro. Il criterio più comune è stato quello di utilizzare i toponimi quotati oltre i 2000 presenti sulle carte IGM. Questo tuttavia escludeva molte vette non storicamente denominate che avevano però sicuramente l’aspetto di una cima, e che in qualche caso erano anche più alte di quella denominata più vicina.

Un criterio alternativo non può sicuramente essere quello di includere tutte le quote su IGM in elevazione dai 2000 in su, poiché si corre il rischio inverso di includere gobbette di cresta di cui non ci accorge nemmeno quando la si percorre.

Si è quindi pensato di procedere in analogia a quanto fatto dall’UIAA attraverso la definizione di criteri il più possibile oggettivi cui attenersi nelle valutazioni.

Il lavoro svolto dalla Commissione per la redazione dell'elenco nell'edizione 2014 ha comportato anche la revisione, parziale, dei criteri precedentemente individuati, del loro peso e della loro applicazione, per tener conto delle esigenze emerse anche dalle segnalazioni dei soci del Club 2000m.

 

I  nuovi criteri adottati per la individuazione delle cime dell’Appennino di 2000 e più metri sono:

CRITERIO DELLA PROMINENZA: elevazione superiore o pari a 2000 m che presenta quattro versanti di almeno 50 m. di dislivello in salita incluso quello rispetto al riferimento relativo (sella più' alta verso il monte più alto più vicino, definito tecnicamente monte genitore).

CRITERIO TOPONOMASTICO: elevazione con toponimo storicamente riconosciuto (sulle carte IGM o in altre pubblicazioni) che dia evidenza di monte (cima, vetta).

CRITERIO DELLA DISTANZA: elevazione che presenta tre versanti di almeno 50 m. di dislivello in salita mentre sul quarto versante, avente almeno 25 m. di dislivello, il monte più'alto più vicino è almeno ad 1 km di distanza su cresta.

CRITERIO ALPINISTICO: elevazione le cui pareti sono percorse da itinerari alpinistici avente un dislivello sul quarto versante di almeno 25 m.

 

Il criterio della prominenza  è sufficiente per l’inclusione nell’elenco, gli altri sono stati applicati dalla Commissione valutando  caso per caso.  


Il primo criterio è stato considerato in analogia (anche formale) a quanto definito dall’UIAA per le cime alpine oltre i 4000 m, dove il dislivello sui vari versanti è individuato in almeno 30 metri, definiti calcolando l’elevazione media di tutte le vette dal terreno circostante, che è anche equivalente alla lunghezza di corda che per lungo tempo è stata considerata come usuale nelle salite alpine occidentali. In considerazione delle minori elevazioni dell’Appennino e dell’assenza quasi totale di difficoltà alpinistiche si è ritenuto di ampliare il dislivello minimo a 50 metri, che anche visivamente consente di apprezzare meglio l’elevazione come isolata e a sé. Il valore è arbitrario, ma significativo.

Il secondo criterio è stato individuato per tener conto del “sentire comune” di chi è abituato a chiamare un punto topografico oltre i 2000 metri col nome di monte. Nella gran parte dei casi coincide con uno dei due criteri precedenti e, nei rari casi in cui ciò non accade, la cima è stata considerata solo come secondaria di una montagna o di un gruppo montuoso la cui cima principale invece li rispetta.

Il terzo  criterio è stato definito per tener conto delle lunghe creste di salita che caratterizzano l’Appennino, in cui un rilievo, se visto dal basso, si presenta come una montagna a sé, nascondendo anche alla vista la cime più elevata seguente. Se visto dall’alto, però, appare come una semplice ondulazione della cresta. In qualche altro caso, pur non appartenendo ad una cresta, si presentano come punte molto evidenti durante la salita (per esempio lungo alcune valli della Maiella), con dislivelli a strapiombo anche consistenti, anche quando, da sopra, appaiono come lievi ondulazioni di pratoni. Il criterio di distanza riprende un analogo criterio considerato (senza però definirlo quantitativamente) anche dagli estensori della lista dei 4000 delle Alpi). La distanza di un chilometro è arbitraria, ma anch’essa deriva da un criterio visivo che consente, a distanza, di apprezzare due cime come evidentemente distinte.

Il quarto criterio tiene conto dell'interesse storico-alpinistico che caratterizza alcune punte dell'Appennino. É stato applicato in pochissimi casi, per includere punte di elevato rilievo alpinistico, anche se non rispettano il criterio di distanza. Ovviamente anche in questo caso  sono considerate solo come cime secondarie.

 

Sono stati confermati anche i criteri per considerare la cima principale e quelle secondarie di un gruppo montuoso.

Il criterio chiave è quello orografico: quando le cime appartengono allo stesso massiccio o alla stessa cresta, vengono considerate cime secondarie quelle collaterali all’elevazione più alta.

Con almeno un’eccezione, costituita dal Monte Marsicano, la cui cima denominata è qualche metro meno elevata del punto più alto, non denominato su IGM. In questo caso si è preferita la chiarezza e l’immediatezza di comunicazione ad una scelta forse tecnicamente più corretta, ma storicamente incomprensibile e che avrebbe richiesto lunghe spiegazioni e generato incomprensioni  nei fruitori dell’elenco.

Poiché in alcuni casi, su creste lunghe anche più di una decina di chilometri, caratterizzate da molteplici cime di altezza grosso modo equivalente (per esempio nel gruppo del Gran Sasso dal Monte Aquila a Vado di Sole) sarebbe sciocco identificare una sola cima principale, al criterio orografico ne è stato aggiunto uno visivo, oggettivato col considerare a sé stanti le cime più elevate di un gruppo caratterizzato da elevati dislivelli relativi e secondarie quelle vicine che ne presentano di minori.

Il criterio è stato quello di considerare un dislivello relativo di almeno 100 metri sui quattro versanti. Con questo criterio, nel caso sopra esemplificato, risultano cime principali i monti Aquila, Brancastello, Prena, Camicia, in analogia al comune sentire tra gli escursionisti, e coerentemente all’impatto visivo che la catena presenta.

 

Infine una nota sulle denominazioni considerate per le cime prive di un toponimo ufficiale registrato su IGM. Nella maggior parte dei casi si è identificato il toponimo vicino più significativo definendo la cima in questione come Cima di … dove di volta in volta ai puntini viene sostituito il toponimo identificato. Quando si tratta di una Serra, viene ad esempio identificata una Cima di Serra Matarazzo, quando si tratta di un pendio o una valle, troviamo quindi una Cima di Fondo di Maiella.

Martedì, 28 Giugno 2011 10:24

Cartine dei 2000 dell'Appennino Rev. 2014

 

Cartine di rapida consultazione relative all'elenco nella revisione 2014

per gruppi montuosi o per sottogruppi
Cliccate sulle icone per visualizzare l'immagine ingrandita
(disposti da nord a sud e da ovest a est, approssimativamente in scala 1:75000).
 
E' possibile scaricare (tasto destro sul link e Salva link come...) i file con tutti i punti GPS in formato Garmin o GoogleEarth
 
Tosco emiliano Cimone Sibillini Reatini

Laga Gran Sasso ovest Gran Sasso est Velino

Sirente Simbruini - Ernici Majella nord Majella sud

PNALM nord - ovest PNALM nord - est PNALM sud - ovest PNALM sud - est

Matese Sirino Pollino  

 

Note:

1) Alcune tabelle escursionistiche nell'Appennino Tosco-Emiliano riportano il Monte La Piella con la quota di 2077 m (non 2071 m) e il Monte Sasso del Morto con la quota 2075 m (non 2077 m). Informazione dell'Appenninista Antonio Rossi (Maggio 2017).

2) La quota del Monte Greco è di 2285 m, sulla cartina PNALM nord - est è riportata erroneamente con altezza di 2283 m.

3) La quota del Monte Forcone è di 2228 m, sulla cartina PNALM nord - ovest è riportata erroneamente con altezza di 2226 m.  

 

Mercoledì, 30 Giugno 2010 15:52

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Collezionando non t'accorgi ma lo diventi "

un grande, grandissimo esperto dell'Appennino!)

 
            
 
             
 
neo logo club 2000 m  

 

 

Nota

Per informazioni riguardo la richiesta degli scudetti da spedire tramite posta, potete rivolgervi al seguente indirizzoQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

001a

 

                  004 

  

                                          005

 

 

 

 

Martedì, 23 Febbraio 2010 22:59

Legenda gruppi montuosi

 

 

Legenda acronimi gruppi montuosi presenti nella scheda personale delle Vette conquistate

ACL = Pollino (App. Calabro-Lucano)
AL = App. Lagonegrese
ATE = App. Tosco-Emiliano
GSS = Gran Sasso
MdL = Monti della Laga
GdM = Gruppo della Maiella
MdM = Monti del Matese
PNA = Parco Nazionale Abruzzo, Lazio e Molise
MRe = Monti Reatini
MSb = Monti Sibillini
MSm = Monti Simbruini
GVS = Gruppo Velino-Sirente

 


GRUPPO MONTUOSO

N. CIME

ALTEZZA MEDIA

Gran Sasso

39

2415

Maiella

28

2395

Laga

17

2228

Sibillini

27

2211

Velino-Sirente

43

2169

P. Naz. Abruzzo Lazio Molise

53

2116

Pollino-Sirino

11

2115

Reatini

6

2093

Appennino Tosco-Emiliano

7

2089

Ernici-Cantari

9

2056

Matese

1

2050

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